Vincenzo Maimone, il giallo col demone socratico

Vincenzo-Maimone-1-640x427Il romanzo di Vincenzo Maimone, ‘Sicilia terra bruciata’ (ed. Fratelli Frilli), ci cala dentro i vicoli di Acireale, dentro i suoi ritmi, anzi oserei dire dentro le sue pause. La cittadina infatti è animata da “sonnambuli acitani” che sembra non si accorgano di nulla, o forse è solo omertà? Sarà costretto ad indagare, sulla scia di sangue rosso come il sole di Acireale, il commissario Costante, un uomo stranamente che va controcorrente come tipologia di personaggio del noir. Il commissario non è un tombeur de femmes ma un innamorato marito con un rapporto appagante, che si trova a dover fare i conti con uccisioni efferate e con il “morto con le braghe calate”, come lo definisce il commissario stesso. I giorni e le notti della cittadina non sono più le stesse e dietro la scia di sangue si nascondono inquietudini e rapporti irrisolti, dove tutto sembra portare a fatti e avvenimenti che segnano il corso della vita. A vivere questo momento difficile oltre al commissario c’è un professore di filosofia, il professor Tancredi, che, grazie al suo modo di vedere la vita, riesce a prendere le distanze, a calibrare e a intuire cosa c’è intorno a lui, perché il suo segreto è il demone socratico che non perde un colpo ma soprattutto gli ricorda la maledetta complessità della vita. Un po’ il grillo parlante, a volte ironico, a volte dissacrante, a volte saggio. Nel romanzo c’è tutta l’umanità e tutti i sentimenti, il dolore, la vendetta, l’invidia, la derisione, la pochezza umana, ma anche il bene, l’amicizia, l’amore e “condensati di felicità pura” come ci dimostra il professor Tancredi nel suo rapporto con la figlia. Tra scene di ordinaria routine e normalità si cela un mostro e non resta altro che scoprire la verità, perché la verità ci rende liberi e quando si vive non ci si può più fermare. Alea iacta est.

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