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Le risposte della dea bendata

Imparare ad imparare, è questo che ogni giorno e, ancora di più in questo particolare momento, la scuola ci chiede. I docenti  e gli alunni si trovano ad affrontare un nuovo spazio di apprendimento, quello virtuale.

La didattica a distanza è piombata su ragazzi e docenti quasi all’improvviso, oggi però è  una realtà obbligata.

Se si chiede all’alunno di utilizzare soft skill (competenze personali) per la risoluzione di problemi in modo trasversale, si deve pretendere che  i docenti viaggino a passo con i tempi, utilizzando queste famose competenze di cui dovrebbero essere forniti.

C’è  un professore come Samuel Paty, che per sviluppare lo spirito critico nei suoi studenti, per fargli tenere gli occhi sbarrati sulle questioni del mondo, ha dato la sua vita.

E poi c’è chi, in  un’aula virtuale di un liceo salernitano (DAD), impone, ad una studentessa interrogata, di bendarsi per evitare che possa guardare appunti o altro.

La foto della ragazza con la benda sugli occhi è il fallimento di ogni metodologia didattica che ogni docente dovrebbe utilizzare. La benda è la rappresentazione di una cecità di chi non vuol vedere, di chi non spinge ad uno spirito critico, di chi non stimola ad essere se stesso, ma ad essere una “prestazione prestabilita”.

L’immagine, mi ha portato istintivamente ad avvicinare il volto di quella ragazza bendata alla dea Tiche o, in latino, alla dea Fortuna, che teneva in mano una cornucopia, simbolo di abbondanza, da cui spargeva a caso il contenuto. La ragazza con la benda, non ha in mano una cornocupia ma ha il suo sapere, il suo “essere” tutto in costruzione. Saprà attingere dalle sue peculiarità, non a caso, ma donandole in modo consapevole, solo a chi saprà valutare la speciale normalità di ogni studente.

Il compito di un docente è soprattutto quello di portare i ragazzi a ragionare, a costruire un pensiero critico e logico, a quel punto, non c’è nessun bisogno di bendarli.

A quel punto si è arrivati a dargli strumenti per la vita.

La vita non è dare risposte alle domande ma è porsi nuove domande con gli occhi sempre aperti sulle nuove direzioni del mondo.

 

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